Contro i blackout estivi: fotovoltaico, accumulo elettrico e Thermino
L’estate 2026 verrà ricordata come una delle peggiori per la tenuta della rete elettrica italiana. A Torino, tra il 20 e il 23 giugno, si sono registrati venti blackout in quattro giorni, con un aumento dei consumi energetici del 40% e famiglie rimaste senza corrente per oltre 15 ore consecutive. A Milano, il 24 giugno è stato toccato un picco di carico di 1,52 GW (il più alto dal 2019), con un incremento del 40% rispetto alla settimana precedente. Anche Napoli e Palermo sono state tra le città colpite spesso da blackout. A livello nazionale, il 23 giugno si è registrato il picco assoluto di domanda elettrica del 2026, pari a 55 GW.
Il problema esiste da tempo ma sta peggiorando: la rete elettrica italiana, progettata decenni fa per un modello di consumo diverso, fatica sempre più a reggere le ondate di calore che spingono milioni di famiglie ad accendere condizionatori e altri carichi elettrici nello stesso momento. È possibile prendere precauzioni in vista della prossima estate?
Il fotovoltaico e i sistemi di accumulo, elettrici e termici, giocano un ruolo rilevante. Possono infatti contribuire a ridurre la pressione nei momenti più critici. In questo articolo vedremo come, e con quale supporto da parte della batteria termica Thermino.
Il boom del fotovoltaico e dell’accumulo elettrico in Italia
Negli ultimi anni il fotovoltaico domestico ha conosciuto una crescita notevolissima in Italia, trainata dagli incentivi straordinari legati al Superbonus e, più di recente, dall’aumento della sensibilità ai costi energetici. A fine giugno 2025 risultavano connessi complessivamente 1.992.353 impianti fotovoltaici in Italia, per una potenza cumulata di 39.885 MW. Il segmento residenziale, pur avendo rallentato dopo la fine degli incentivi straordinari, resta una componente centrale del mercato: nel 2025 la potenza residenziale cumulata ha raggiunto 11.627 MW, pari al 27% del totale nazionale.
Di pari passo con il fotovoltaico è cresciuto anche l’accumulo elettrico. A fine marzo 2025 la capacità cumulata degli accumuli elettrochimici in Italia si attestava a 13.682 MWh, per una potenza di 5.913 MW, con il 70% rappresentato da sistemi abbinati a impianti fotovoltaici. Il segmento domestico ha mostrato un rallentamento nel numero di nuove installazioni rispetto ai picchi del 2023-2024, ma resta comunque una delle configurazioni più diffuse per chi vuole massimizzare l’autoconsumo della propria abitazione.
Perché fotovoltaico e accumulo alleggeriscono la rete
Il meccanismo alla base di questo beneficio è semplice. Un impianto fotovoltaico produce energia nelle ore centrali della giornata, quando l’irraggiamento è massimo. Senza un sistema di accumulo, l’eccedenza di produzione rispetto al consumo istantaneo dell’abitazione viene immessa in rete. Con una batteria elettrica, invece, quell’eccedenza viene immagazzinata e resa disponibile nelle ore serali, quando la produzione solare cala ma la domanda domestica sale, complice l’uso di condizionatori, elettrodomestici e illuminazione.
Questo comportamento ha un doppio effetto positivo sulla rete elettrica nazionale:
- riduce il prelievo dalla rete nelle ore di picco serale, che sono proprio quelle in cui si concentrano i blackout più gravi delle ultime estati;
- riduce la necessità di immettere in rete grandi quantità di energia nelle ore centrali della giornata, un fenomeno che sta diventando sempre più problematico per la tenuta della rete di trasmissione, come vedremo nel prossimo paragrafo.
In sintesi: più famiglie adottano fotovoltaico con accumulo, meno pressione grava sulla rete condivisa, sia nei picchi di domanda che nei picchi di produzione. È un beneficio individuale – bollette più basse, maggiore indipendenza energetica – che si traduce anche in un beneficio collettivo, contribuendo alla stabilità del sistema elettrico nel suo complesso.
Curtailment: quando la rete non riesce ad assorbire il fotovoltaico
C’è un limite a quanto il solo fotovoltaico, in assenza di accumulo, possa contribuire alla stabilità della rete. Nelle ore centrali della giornata, quando l’irraggiamento è massimo, la produzione aggregata di migliaia di impianti fotovoltaici può superare la capacità della rete locale di assorbirla, soprattutto nelle zone in cui la densità di installazioni è più alta. Questo fenomeno porta al curtailment, cioè alla riduzione controllata e temporanea della produzione degli impianti solari da parte del gestore di rete, per evitare sovraccarichi e congestioni.
Il problema non è marginale. A fine 2024 le richieste di allaccio alla rete di Terna erano pari a 348 GW per oltre 6mila pratiche, di cui 152 GW relativi a impianti fotovoltaici: un volume di richieste superiore di cinque volte rispetto al target nazionale del PNIEC, che prevede l’installazione di circa 70 nuovi GW entro il 2030. Una quota così elevata di richieste di connessione mette sotto pressione la capacità della rete di trasmissione di assorbire tutta l’energia rinnovabile che, sulla carta, potrebbe essere prodotta.
Per chi possiede un impianto fotovoltaico, il curtailment ha un impatto diretto: riduce la producibilità effettiva e quindi i ricavi generati dall’energia immessa in rete, che in ogni caso tendono a essere relativamente contenuti rispetto al valore dell’energia autoconsumata. È qui che l’accumulo, elettrico o termico, cambia le carte in tavola: più energia viene consumata direttamente in casa, meno ne resta da immettere in rete nei momenti di picco produttivo, e meno l’impianto è esposto al rischio di vedersi limitata la produzione proprio nelle ore in cui renderebbe di più.
Dimensionare l’accumulo: batteria elettrica più grande o un mix elettrico-termico?
Di fronte all’esigenza di massimizzare l’autoconsumo, la soluzione più intuitiva sembrerebbe aumentare la capacità della batteria elettrica. Ma non è detto che sia la scelta più efficiente, né dal punto di vista economico né da quello dell’effettivo utilizzo dell’impianto.
Una batteria elettrica da 10 kWh è generalmente sufficiente per coprire i consumi serali di un appartamento di dimensioni standard: illuminazione, elettrodomestici, climatizzazione. Per assorbire anche l’eccedenza fotovoltaica destinata alla produzione di acqua calda sanitaria, si potrebbe essere tentati di raddoppiare la capacità, arrivando a una batteria da 20 kWh. Il problema è che una batteria di quella taglia è spesso sovradimensionata rispetto ai reali consumi di un’abitazione tipica: nella pratica, la capacità aggiuntiva resta parzialmente inutilizzata per gran parte dell’anno, a fronte di un investimento iniziale significativamente più alto.
Un’alternativa più efficiente è distribuire l’accumulo tra due tecnologie diverse, ciascuna dedicata al proprio compito. Una batteria elettrica da 10 kWh continua a coprire i consumi elettrici generali dell’abitazione. Una batteria termica come Thermino 210, con una capacità di accumulo termico equivalente a 10 kWh, si occupa invece specificamente della produzione di acqua calda sanitaria, caricandosi con l’eccedenza fotovoltaica o nelle fasce orarie a tariffa ridotta (peak shaving).
Il vantaggio di questa configurazione è che entrambi gli accumuli lavorano vicino alla loro piena capacità operativa, invece di avere un’unica batteria elettrica sovradimensionata che raramente viene sfruttata per intero. Per i progettisti, questo si traduce in un dimensionamento dell’impianto più aderente ai consumi reali della famiglia, con un rapporto più equilibrato tra investimento e utilizzo effettivo del sistema.
Il ruolo di Thermino in questo scenario
In un impianto fotovoltaico abbinato a un accumulo elettrico, usare la batteria elettrica anche per produrre acqua calda sanitaria non è la soluzione più efficiente. L’elettricità dovrebbe prima caricare la batteria, poi essere prelevata per alimentare una resistenza che scalda l’acqua: ogni passaggio di carica e scarica della batteria comporta una perdita di energia, per quanto contenuta.
Quando la batteria elettrica è già correttamente dimensionata, il modo più razionale ed economico per aumentare l’autoconsumo non è aggiungere altra batteria elettrica, ma affiancarle un accumulo termico dedicato ai consumi di acqua calda sanitaria.
Thermino risolve questo passaggio in modo più razionale. La batteria termica converte l’eccedenza di produzione fotovoltaica, o l’elettricità prelevata dalla rete nelle fasce orarie a tariffa ridotta, direttamente in calore, immagazzinato nel materiale a cambiamento di fase Plentigrade.
Questo calore viene poi rilasciato su richiesta per produrre acqua calda sanitaria, senza passare per un ulteriore stadio di conversione elettrica.
Il risultato pratico è che la batteria elettrica dell’abitazione viene sollevata dal compito di alimentare la produzione di acqua calda, e può quindi essere dimensionata sui soli consumi elettrici generali della casa, come descritto nel paragrafo precedente. Allo stesso tempo, l’eccedenza fotovoltaica che altrimenti verrebbe immessa in rete – con il rischio di curtailment nei momenti di sovrapproduzione – trova un secondo canale di assorbimento all’interno dell’abitazione stessa, aumentando ulteriormente la quota di autoconsumo.
Per le famiglie, questo si traduce in due risultati utili:
- maggiore indipendenza dalla rete;
- minore esposizione ai costi dell’energia acquistata nelle ore di picco.
Per chi progetta o installa l’impianto, significa poter proporre una configurazione più equilibrata, in cui ogni tecnologia di accumulo lavora sul compito per cui è più adatta, invece di caricare un’unica batteria elettrica di tutte le responsabilità.